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Non sarà stato il frutto di una decisione volontaria. L'esigenza di scrivere della festa deve essersi insinuata così, senza preamboli, strisciando tra gli altri argomenti, sgomitando alle nostre spalle. Lo si fiutava nell'aria: la festa appartiene al novero delle forme di vita comune che in questi ultimi anni abbiamo visto repentinamente declinare. Se non la capofila, essa è quanto meno la pubblica vedetta dei gesti politici più necessari: quelli compiuti senza scopo, per sé stessi, a tempo perso. Ne facciamo sempre meno (le felici eccezioni non sono certo mancate), ma i discorsi volti a condannarla sono sempre di più. Forse, il senso di una rivista è anche questo: far parlare ciò che, di volta in volta, sembra essere sul punto di scomparire, soffocato dalla tristezza e dal rancore che informano le nostre morali e le nostre sgangherate narrazioni mediatiche.

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